Il conflitto in Iran, scoppiato all'inizio del 2026, ha scosso profondamente le fondamenta economiche dell'Italia. Essendo un Paese storicamente dipendente dalle importazioni energetiche e con forti legami commerciali nel Mediterraneo, le ripercussioni si sono manifestate rapidamente lungo diversi canali.
Crisi energetica e inflazione importata
L'instabilità nello Stretto di Hormuz ha causato un'impennata del prezzo del petrolio e del gas naturale. Per l'Italia, questo si è tradotto in un ritorno dell'inflazione sopra il 4,5%, erodendo il potere d'acquisto delle famiglie e aumentando i costi di produzione per le industrie energivore della Pianura Padana.
Export e catene di approvvigionamento
- Rallentamento del Made in Italy: Il settore della meccanica strumentale e della moda ha subito un rallentamento delle esportazioni verso i mercati asiatici a causa dell'aumento dei costi assicurativi e logistici per le rotte marittime circumnaviganti l'Africa.
- Turismo: L'incertezza geopolitica ha frenato i flussi turistici provenienti dal Medio Oriente e dall'Asia, settori che stavano segnando una crescita record nel 2025.
Prospettive a medio termine
Nonostante le difficoltà, la crisi ha accelerato la transizione verso le fonti rinnovabili e il rafforzamento dei corridoi energetici con il Nord Africa (Piano Mattei). Nel medio periodo, l'economia italiana dovrà affrontare una ristrutturazione forzata per ridurre la vulnerabilità agli shock esterni nel Golfo Persico.